L’imprenditore Iaccheri , lavorare meno, lavorare tutti, ha risposto

Ho ricevuto ora un lungo commento del Presidente Iaccheri con la lettera che ha inviato a molti giornali per far aumentare di 1.111.111 l’occupazione solamente riducendo del 10% lo stipendio e il lavoro (da 40 a 36 ore settimanali).

Lo ringrazio e nello stesso tempo mi dispiace perché io, specialmente ora, non sono nessuno e questo blog vive per quei lettori che si interessano di alcuni miei post su prodotti locali, innovazione sociale (d’altronde su  quasi 800 post qualcuno interessante si trovera!) che ho scritto fino a 1 anno fa , poi ho ritenuto che parlare di economia civile fosse per me più sostenibile come tempo/investimento.

La lettera contiene un calcolo matematico molto lungo e scoraggia a leggerla perché siamo nella società dell’immagine, del vedere un’attimo e via (140 caratteri di twitter, siti di foto, impostazione news giornalistica), quindi immagino che in redazione appena hanno visto 10 passaggi matematici e alcune paroline: meno stipendio, volontariato possibile, 1 milione di euro al mese, abbiano pensato ad un’imprenditore che volesse solo un po’ di pubblicità.

Ma Avvenire l’ha pubblicato e visto che la CEI ha espresso giudizio sull’art. 18 (il segretario, il card. Bagnasco), se qualche lettore “importante” può recuperare l’articolo lo faccia leggere a qualche economista sociale (Zamagni, Becchetti, Bruni, ecc..).

Io provo a parlarne con 2-3 giornalisti minori (solo per il pubblico non per me!!!). Grazie.

Ps. L’unica cosa che Iaccheri chiede è la conferma degli 80 euro a 10 milioni .

Peraltro nella sua proposta ci sarebbe la possibilità di fare del volontariato anche pagato , magari con valore simbolico, con la ridistribuzione degli stipendi.

Lavorare meno lavorare tutti: parola di Iaccheri Fausto, imprenditore!

Stamane ho avuto un sussulto: leggevo Avvenire, il quotidiano della CEI e all’interno, non in grande evidenza c’era un’intervistina con questo imprenditore, presidente del consorzio Conlegno che ha più di 1000 soci per la difesa della qualità del mobile e la tutela dalle devastazioni fatte nel Sud del Mondo con il taglio irresponsabile delle foreste equatoriali, collegate anche con il ciclo dell’evotraspirazione dell’acqua e quindi del clima, ormai molto compromesso.

Ma non tanto sul fatto tecnico della tutela delle foreste mi soffermo, ma su un numero che l’imprenditore ha detto nell’intervista : 1.111.111.

Sembra un numero verde ma è il  conto, direi elementare, della sua proposta: lavoriamo 36 ore invece di 40 alla settimana e ogni 10 operai ne assumiamo un altro, purché si attivino i contratti di solidarietà (20% in meno, di media).

L’avesse detto Landini della FIOM ma cavolo l’ha detto un imprenditore peraltro di una filiera del Nord Italia di un settore in cui siamo importanti (mobilieri, Cantù, Pesaro, ecc..).

Un messaggio di solidarietà, di economia civile, non di tweet più o meno baldanzosi.

Allora che faccio ora 15.06 del 25 settembre , digito su Google il nome dell’imprenditore: niente , qualche informazione sul Condilegno ma di questa frase nulla.

Per la miseria vado sul sito di Avvenire, ripeto lo letto stamane (stampato pertanto nella tipografia ieri sera tardi) vedo tutte le notizie, pure il calcio di Avvenire (what is  sleep!) ma niente, sparito.

Si nell’articolo il giornalista diceva che era troppo semplice, ovvio in Italia chi ti ascolta se non sei bizantino, ma lui ribadiva che i lavoratori la sentono la solidarietà e forse un lavorare meno avrebbe causato anche relazioni sociali diverse.

Signori lettori parliamo di tante stupidaggini, divulghiamo queste idee poi i prof. diranno !the impossible” ma intanto passa parola.

lavoro

L’articolo

Sei un bell’articolo, una battuta che spesso mi sono sentito dire quando con la mia ironia mi uscivano delle battute e non sempre erano”Just in time”.

Ho usato un termine manifatturiero ; una volta infatti i giornali erano ricchi di  offerte di lavoro sopratutto qualificate e mi ricordo  che sul Corriere della Sera, al venerdì, leggevo di profili che ,come laureando  in Agraria, mi erano totalmente sconosciuti: l’analista tempi e metodi.

Una specie di crono-men per incrementare la produttività: più macchine mi produci, più profitto faccio!

Solo che poi la macchina consuma, si rompe, inquina, crea ingorghi, e dopo un po’ deve calare tutta questa mercanzia e quindi a casa si va e non si torna più (motto che mentre facevi il militare ti dava tanta energia).

La colpa pare sia sempre di chi lavora, che è il soggetto umano, cioè noi anche se ci chiamiamo Dott. Vattelapesca. Invece pare che dal soggetto il problema si sposti all’articolo, piccolo, insignificante (lo vediamo sulla comunicazione social e smartphone) a cui grammaticalmente diamo sempre meno peso.

Poi il 18, mi viene in mente la parola Isolabella, liquore degli anni 70 (forse in produzione ancora), amaro, si era un amaro, guarda un po’, quasi un presagio.

Il lavoro per l’uomo.

Labor pro domine, articulum duodevicesĭmus. Amen….non sto sereno!

Amaro 18 Isolabella

Un libro dopo pranzo

Vedo che il blog ha ripreso suo interesse per i vari articoli su alcuni piatti che ho descritto, utilizzando fonti storiche e il mondo del web da parte magari di italo-americani o alcuni immigrati. Se poi c’è qualche straniero mi scuso ma alla mia età le lingue sono solo quelle in salmì!

Ma quando si leggono i libri? tutti sono a recensire sia con inserti, Il Corriere della Sera ha l’inserto ” la lettura” che molti rifiutano e io invece prendo a volte solo quello, per gentilezza del giornalaio, sia con pagine specifiche di periodici e quotidiani.

Ma le case son piene di libri e il coraggio di prenderli a volte si ferma a toccare la copertina, a vederla e da lì i nostri neuroni si sentono già esausti, affaticati, insomma hanno bisogno dello smart-phone, dell’ipad , della tv.

Neuroni flaccidi, conservatori (così fan tutti), neuroni scusate, senza coglioni! Volete paragonare l’immergersi in una storia, come va a finire, l’ammazza, lo libera, chiudono la porta i due piccioncini ….

Che facciamo? un piatto di vincisgrassi con le interiora di pollo, salsiccetta del Poggio (Ancona) ma conoscevo solo le cozze di Portonovo da quelle parti, due gnocchi con il sugo della papera e tu me dici de leggere!

Ma io me te magno, semmai ordino  a la carta! E lei obbedisce, purtroppo.

vincisgrassi

Il clima è cambiato: politico, sociale, ambientale

Prima si poteva dire piove, governo ladro adesso che possiamo dire, visto che c’è stata una rivoluzione silenziosa: il 41% per il giovane e disinibito Renzi.

La politica non esiste, se non attraverso la presenza del Presidente del Consiglio. Abbiamo visto ieri sera l’anteprima a Porta a Porta, il giornalista Vespa gongolava ,come quando era di casa Berlusconi e lui era il divulgatore della maggioranza silenziosa.

Ma Coldiretti ora emette un comunicato di deflazione prezzi di verdura e frutta: meno 12 % eppure qualche giorno fa si gratificava del ritorno in campagna dei giovani under 40, del numero degli iscritti ad Agraria e degli Istituti agrari.

Insomma i commercianti perdono il 5-10% come turismo e gli agricoltori solo nel prezzo all’origine ne perdono il doppio, allora che società siamo? Urbana, rurale, in fuga all’estero.

Cottarelli se ne va? Perché? Voleva tagliare le pensioni sopra le 2000 euro nette e certo lasciamo ai pensionati lo spendere (ma cosa compreranno gli anziani?) ma se possiamo dare un compenso a tutti quelli che si attivano a fare un lavoro utile, a riqualificarsi, a rischiare di fare un’impresa ,non possiamo riprendere a sperare?

Chi reggerà i servizi sanitari se di giovani non ne abbiamo più, se non rifugiati, extracomunitari spesso senza competenze e senza voglia o possibilità di integrarsi.

Non è un problema italiano, l’egoismo trionfa e porta la guerra: Scozia, Ucraina Russa,Baschi, Catalogna, Fiamminghi, Pellerossa. Si sgretola quello che era stato unito con la forza ma noi non l’abbiamo mai saputo frequentando le elementari. Vedevamo quella cartina geografica che ci sembrava immutabile e invece era una storia di silenzi.

Domani è il ricordo dell’11 di settembre e ancora i bombardamenti sono la soluzione? Il male come si combatte e sopratutto a quale prezzo. 

L’ordine, l’ubbidienza, il controllo poliziesco o il confronto, il dialogo, il tradimento, le parole, la fiducia reciproca. Si può tracciare un confine con solo quello che vogliamo?

Son Nato

Il nemico ritrovato

 

Son nato nella Nato

nessuno me l’ha ricordato,

ora è d’obbligo per

non essere bombardato.

Son cresciuto dopo

esser Nato e mi ricordo

delle  sue sedi a buon mercato

su Isole e coste di un mar

da tutti ammirato.

Sono ammaliato da

generali della Nato con le

tute da soldato ma nessuno

ha mai sparato ad un uomo

disarmato.

Sono amico della Nato,

ho armato i popoli di un

mondo a me costato,

ora partecipo come invitato

a un pranzo di fuoco, non

cuciNato.

La pace e il dialogo mi han lasciato

e ora dormo in un terreno

contamiNato. 

Buon pranzo con basilico

di pesto coltivato tra le mine

di un campo di negri e bianchi di

paura .

Primo piatto, senza verdura.

Le adozioni , buone azioni.

La vita, sto leggendo l’interessante intervista sull’inserto domenicale del Corriere della Sera, La Lettura , di Giovanni Sartori, politologo novantenne , personalmente, sempre lucido e corrosivo. Spiega l’evoluzione della società dall’economie agricole, a quella dei servizi , a quella globale e a quella che fa paura!

In questo contesto il desiderio di un figlio è un atto di grande forza e la società dovrebbe incoraggiarlo. Senza giovani non c’è quel flusso (a volte pericoloso, deludente, ma sempre flusso è!) che consente ad un territorio di mutare. Mutare anche di poco anche per vie a ritroso che poi fanno scoprire nuovi sentieri, ma muoversi.

Però un figlio è un dono, una congiunzione di anima e corpo e i corpi si sa sono ricchi di prodigi e difetti. Il limite umano è questo altrimenti saremmo divini, è che non possiamo avere il progettato. Possiamo progettare ma il progetto finito è la consapevolezza dei momenti trascorsi su quel disegno Umano, cioè un’emozione.

Che senso ha ridurre tutto ad un ovulo, liquido seminale, incontri assistiti. Il figlio nasce da un amore . Se quell’amore non è continuo…il figlio nasce ma vive male come una pianta a cui non si dà la giusta quantità di acqua.

Le adozioni , a distanza, internazionali, a tempo, sono gesti molto più importanti che la cronaca di 2 uomini o 2 donne che vogliono qualcosa che il loro amore non dona. Loro si possono amare, corpo e anima ma finisce lì.

Un figlio sta bene con i nonni a volte meglio che con i genitori e allora? la nonna si fa dare un ovulo giovane, l’uomo forse è ancora buono e nasce una vita- esperimento. Il figlio non rimane sempre piccolo, poi non ci lamentiamo di gesta disperate!

Protezione bassa

Riporto questa notizia non nuovissima ma stimolante della Diocesi di Padova magari qualcuno può venire idee consimili:

La Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita di Padova continua il percorso del laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” durante le feste del periodo estivo fino ad ottobre, con l’obiettivo di educare per poter liberarci dalla piaga del gioco d’azzardo.

Giocare mi ricorda il libro la Pantera di Benni, ma lì c’era abilità, relazione, sfida con l’altro, oltre che di genere, qui c’è solo disperazione coperta da una falsa speranza: che avere soldi si risolve tutto.

Certamente si risolve qualcosa se la società consente discriminazioni di base: operazioni chirurgiche a chi paga migliaia di euro a professionisti (di che?), mancanza di appartamenti mentre son tutti vuoti e si ricomincia a costruire senza capire a chi,

mangiare per prevenire malattie mentre si paga 10 maccheroni allo scoglio 15 euro se le cozze sono DOC , di Portonovo, spiaggia “In” dove il mare adriatico si fa bello dopo aver riposto le inondazioni fluviali sulle spiagge per family e venditori di mercanzie per zie grassottelle.

Grattami le spalle, la crema è quest’anno solo protezione bassa!

 

Recupero abit…anti!

Che stagione! Direi quasi collegabile al cambiamento in atto nella situazione economica, perchè se non sei impegnato direttamente sul sociale ti accorgi solo quando vai in giro e vedi negozi chiusi, molti affittasi e tentativi innovativi (qualche mese fa hanno aperto un locale sulle nuove modalità di fare torte chiamandolo “Magie di zucchero”). Nulla da fare  per quanto i costi di esercizio erano bassi han dovuto chiudere.

Siamo immersi nelle sagre, nel ritorno della Pizzica, nel ballo popolare che però non è per nulla semplice. Tutto ciò è sociale con qualche risvolto economico nel mangiare fuori. Si spende meno, si mangia su panche, prodotti senza grandi nomi e ristoratori per l’occasione.

Si sarebbe mai pensato che le Pro-Loco, i baretti, le fiere del Santo sarebbero divenute luoghi immortali? Le fabbriche si sono chiuse, le auto si aggiustano e non si ricomprano, forse il tempo di buttare si è placato.

Recuperare gli oggetti passati non è anche dar valore alle nostre storie. Compresi gli inevitabili errori . Ho scritto inevitabili perché siamo vivi e con qualche difetto di origine!!

M. Cucco. (PG)

M. Cucco. (PG)