Le adozioni , buone azioni.

La vita, sto leggendo l’interessante intervista sull’inserto domenicale del Corriere della Sera, La Lettura , di Giovanni Sartori, politologo novantenne , personalmente, sempre lucido e corrosivo. Spiega l’evoluzione della società dall’economie agricole, a quella dei servizi , a quella globale e a quella che fa paura!

In questo contesto il desiderio di un figlio è un atto di grande forza e la società dovrebbe incoraggiarlo. Senza giovani non c’è quel flusso (a volte pericoloso, deludente, ma sempre flusso è!) che consente ad un territorio di mutare. Mutare anche di poco anche per vie a ritroso che poi fanno scoprire nuovi sentieri, ma muoversi.

Però un figlio è un dono, una congiunzione di anima e corpo e i corpi si sa sono ricchi di prodigi e difetti. Il limite umano è questo altrimenti saremmo divini, è che non possiamo avere il progettato. Possiamo progettare ma il progetto finito è la consapevolezza dei momenti trascorsi su quel disegno Umano, cioè un’emozione.

Che senso ha ridurre tutto ad un ovulo, liquido seminale, incontri assistiti. Il figlio nasce da un amore . Se quell’amore non è continuo…il figlio nasce ma vive male come una pianta a cui non si dà la giusta quantità di acqua.

Le adozioni , a distanza, internazionali, a tempo, sono gesti molto più importanti che la cronaca di 2 uomini o 2 donne che vogliono qualcosa che il loro amore non dona. Loro si possono amare, corpo e anima ma finisce lì.

Un figlio sta bene con i nonni a volte meglio che con i genitori e allora? la nonna si fa dare un ovulo giovane, l’uomo forse è ancora buono e nasce una vita- esperimento. Il figlio non rimane sempre piccolo, poi non ci lamentiamo di gesta disperate!

Protezione bassa

Riporto questa notizia non nuovissima ma stimolante della Diocesi di Padova magari qualcuno può venire idee consimili:

La Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita di Padova continua il percorso del laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” durante le feste del periodo estivo fino ad ottobre, con l’obiettivo di educare per poter liberarci dalla piaga del gioco d’azzardo.

Giocare mi ricorda il libro la Pantera di Benni, ma lì c’era abilità, relazione, sfida con l’altro, oltre che di genere, qui c’è solo disperazione coperta da una falsa speranza: che avere soldi si risolve tutto.

Certamente si risolve qualcosa se la società consente discriminazioni di base: operazioni chirurgiche a chi paga migliaia di euro a professionisti (di che?), mancanza di appartamenti mentre son tutti vuoti e si ricomincia a costruire senza capire a chi,

mangiare per prevenire malattie mentre si paga 10 maccheroni allo scoglio 15 euro se le cozze sono DOC , di Portonovo, spiaggia “In” dove il mare adriatico si fa bello dopo aver riposto le inondazioni fluviali sulle spiagge per family e venditori di mercanzie per zie grassottelle.

Grattami le spalle, la crema è quest’anno solo protezione bassa!

 

Recupero abit…anti!

Che stagione! Direi quasi collegabile al cambiamento in atto nella situazione economica, perchè se non sei impegnato direttamente sul sociale ti accorgi solo quando vai in giro e vedi negozi chiusi, molti affittasi e tentativi innovativi (qualche mese fa hanno aperto un locale sulle nuove modalità di fare torte chiamandolo “Magie di zucchero”). Nulla da fare  per quanto i costi di esercizio erano bassi han dovuto chiudere.

Siamo immersi nelle sagre, nel ritorno della Pizzica, nel ballo popolare che però non è per nulla semplice. Tutto ciò è sociale con qualche risvolto economico nel mangiare fuori. Si spende meno, si mangia su panche, prodotti senza grandi nomi e ristoratori per l’occasione.

Si sarebbe mai pensato che le Pro-Loco, i baretti, le fiere del Santo sarebbero divenute luoghi immortali? Le fabbriche si sono chiuse, le auto si aggiustano e non si ricomprano, forse il tempo di buttare si è placato.

Recuperare gli oggetti passati non è anche dar valore alle nostre storie. Compresi gli inevitabili errori . Ho scritto inevitabili perché siamo vivi e con qualche difetto di origine!!

M. Cucco. (PG)

M. Cucco. (PG)

 

Diario

Scriviamo amici e facciamolo per noi. Allora prendiamo carta, magari un bel quadernone e mettiamoci una data, quella di oggi o di domani ma non rimandiamo di tanto. Una giornata è qualcosa che non riaccadrà nella sua noia, gioia, illusione , amore. Una volta si chiamava diario oggi con gli smartphone si potrebbe registrare la nostra voce-pensiero ma per me i sensi devono funzionare ,se possibile, tutti quanti, quindi anche un buon profumo di ottima filigrana (carta che dura, se ne spendono tanti di soldi che vanno in fumo!) non guasta.

Che mi è successo? quel tal tepore o pioggia mi ha permesso di….. Scrivere senza pensare di rileggerlo. Anche se resta lì , in qualche fondo di cassetto, nascosto dagli sguardi peraltro poco curiosi dei familiari, difficilmente lo distruggerai perché c’è comunque la tua vita. Forse dovrai scrivere con ermetismo, capisco, fra molti anni quelle sigle saranno incomprensibili.

Anche questo è un segno umano, il non potersi sempre capire nell’ ora, non un tempo che è stato.

Pesce fresco?

 Fritture miste

 

  • Tra Tavecchio e Lotito non mettere il dito
  • Tavecchio e Galliani due classici demo…..
  • Agnelli cerca i Preziosi gioielli ma alla fine preferisce una Lega
  • Albertini era l’uomo dei Pierini
  • Abodi, abladà, il calcio è questo qua!
  • le cose camminano con le gambe delle persone. Tutti fermi. Impossibile fare un passo indietro
  • Sono il padre di questa comunità. Che fatica!
  • Conte . Un anno sabbatico per ritornare a vincere! Nuovo allenatore della nazionale, oh yes!
  • Forza azzurri…..freschi, italici, saporiti ora anche con un po’ di Pepe. Visibili sulle varie spiagge !

Bassa marea

Bassa Marea

Credevo in un successo

ma ora vedo,  adesso

basta, non posso essere un fesso!

Ho sopportato l’illusione,

silenzioso , annullando

l’anfitrione che è nel mio

clone. Ora basta parole, solo

parolone, così sarò

coerente con la vita da

cialtrone che mi avete addebitato voi,

valutatori di  persone!

Calmarmi e perché? Oggi non mi

rimane che un caffè, una cialda , avvelenata

da una voluttuosa Mafalda.

Sulla riva piccole spugne

di mare mi ricordano quanto ti

volessi stringere e ora ho solo

un po’ di sale da assaporare.

4 anni fa!

Il WordPress si è intromesso nella mia sonnolenza di blog per ricordarmi che il 4 agosto o il 5 è stato l’anniversario del bimbetto multimediale. Ancora sta all’asilo e non so se farà le scuole visto le prospettive poco edificanti se colleghiamo l’istruzione di massa con la distruzione di speranze.

Spes, una scritta sempre più rara nelle maglie di società dilettantistiche sportive. Era un investimento, scritta breve, risparmio nella grafica, nessuno si poneva cosa significasse, l’importante che vinceva.

Un pò come la messa in latino, la frase onomatopeica “Ora pro eo” che forse qualche bischero di Liceo scientifico (sto frenando!) non sa cosa significhi era detto da mia nonna con non curanza pur essendo analfabeta e  che mai ha capito come Walter Bentivegna nel 1962 salendo in barca abbia ucciso la Giuliana Lojodice (in realtà cadde in barca ed era incinta, vado a memoria) essendo stato giustiziato poi dopo qualche giorno è riapparso tranquillo al telegiornale.

Questo blog è morto, risorto, ma forse non è più lui anche dai lettori che si iscrivono, muti, e quindi mi domando chi sono ancora io?

Multimediale silenzioso…lo sviluppo della crisi…(criptico!).

Per carità non vi voglio intrattenere più di 4 minuti ma se c’è qualche giovane per farvi rivedere cosa a quei tempi ci dava spes (il giorno dello sceneggiato!)

La Pantera di Stefano Benni

Non ho mai letto nulla di Benni , vedevo per casa qualche anno fa il libro “Bar Sport” e non so se è vero, mi ricordo che dicevano che era molto ricco di spunti per sorridere. Qui non ho trovato sorrisi ma un’attenzione a due tipologie di donne. La prima che da il titolo al libro, sembra una particolare donna in carriera, bella ma uomo, più sicura di loro, più virile, scusate l’assurdo. Infatti nessuno poteva vincere al gioco della stecca contro di lei quando, tolti gli occhiali neri il suo sguardo era come ” lame di coltello”, così lo descrive l’autore.

Il narratore è un ragazzo di 15 anni costretto a lavorare in un salone posto quasi sottoterra, dove sono situate le sale dei biliardi. Sale frequentate da una popolazione descritta con ironia e amore del beffardo, tipi alcolizzati in cui il gioco è il loro ultimo fine e anche un possibile guadagno. Lei, la Pantera, vince anche con la Chiquita, donna di una stazza enorme quasi per contrapporla a lei che immaginiamo e dalla copertina e dai disegni fumettistici, presenti nel libro e realizzati da Luca Ralli, disegnatore professionista, donna esile , scattante. Le donne però si rispettano e parlano di amori, amori che solo nell’ultima sfida con l’Inglese assumono toni quasi drammatici. La sfida è in equilibrio, ma lui sente che per lei rappresenta anche altro oltre al gioco. Forse trovatosi a questo bivio magari inaspettato, l’Inglese perderà e forse per non aver saputo reggere ad un possibile suo cambiamento, si ucciderà in albergo.

Stefano Benni definisce il loro comportamento come destino degli Dei quindi con strade difficilmente modificabili. Non immaginavo che il piccolo libro contenesse anche un altro racconto ,più semplice, meno originale come storia, che ci fa tifare per Aixi, una dodicenne vissuta su un litorale, pescatrice, circondata da vecchi pescatori, in un’attualità della fine della pesca in mare per sfruttamento, per uso di bombe, per degrado ambientale. Un padre morente, una capanna, senza soldi per le medicine.

La crisi in formato pescatori per Benni. Il finale è forse scontato anche se offre al lettore una speranza, una scelta perché troppo ha ammirato la forza e l’amore di Aixi per il padre .

Presidente, paura e bisogno

Noi italiani abbiamo la necessità di affezionarci a qualcuno, non siamo un popolo aggregante ma individualista. All’interno di una stessa Regione c’è quasi odio fra un campanile ed un altro e lo sport peggiora questi sentimenti.

Un uomo solo al comando e oggi Vincenzo Nibali, poco importa se corre per Astana, squadra credo dell’Ucraina, è il riscatto dell’italiano fermo, tifoso, deluso.

Per quanto esistano persone contrarie a Renzi, lui spavaldamente parla alla UE, sicurezza  che raramente abbiamo dimostrato, preferendo stanze chiuse.

Va in Africa dove probabilmente vendiamo armi e speranze cristiane ma era da un po’ che le Istituzioni non parlavano di economia in quei luoghi ricchi di materia e di sopraffazioni.

Napolitano, il gran padre, con la commozione senile e tutti a sbandierare al suo passaggio con la mater familia Clio, ma guai a parlare di Governo, Camera, Senato, seppur questi signori ci vivono da sempre.

Berlusconi con il suo modo di fare da adepto della PNL ha conquistato donne e mercanti ma certo non Mediaset, Forza Italia.

Che fine ha fatto il dott. Barca che voleva e vorrà ricreare una aggregazione dal basso, cooperare con la società , con le idee di confronto, cioè far lavorare tanti e non solo ubbidir al comando?

Presiedere o solo sedere? Conoscendo il passato e nostra identità non potremmo favorire l’uomo e nel contempo valutarlo e dandogli tempi vincolati?

Bene comunista

Sono un po’ di giorni che non scrivo ma non me ne ero accorto. Sembrerà strano ma l’ho motivato con la scala di Maslow  http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno  dove però il bisogno ultimo sulla sua scala lo rovescerei nella motivazione a non aver scritto qui per giorni.

Scrivere è un bisogno, si lo è. Ma se qualcuno per scrivere 200 parole, non a vanvera si intende, mi offre 20-30 centesimi, si centesimi, ecco che io scrivo. Ho due strade : quella di Maslow che mi ha fatto aprire questo blog 3-4 anni fa e la percezione che io guadagni qualcosa , scrivendo.

4 anni fa avevo uno stipendio medio-basso, lavoravo, e sicuramente non mi sarei mai soffermato su qualcuno che mi proponeva 30 centesimi, anzi avrei constatato come ormai eravamo un esercito di scrittori, giornalisti, pubblicisti, laureati in comunicazione e avrei blaterato qualcosa.

Ora faccio il conto 30 centesimi sono 9 euro al mese x 12 sono 108, magari 110 in un anno. Mi pago 2 viaggi a Milano se mi offrono l’alloggio senza pesare sulla famiglia.

Ragionamenti assurdi come quella parola che in ogni luogo rieccheggia nelle mie orecchie: bene comune.

In Parrocchia, all’equo solidale, alle associazioni di volontariato, dal Sindaco. Ma all’atto pratico che vuol dire ? dobbiamo favorire la cooperazione, condividere, meno ma a tutti, abbasso i padroni ladri, chi sfrutta il lavoro, chi ruba…..e il cielo è sempre più blu.. caro Gaetano.

Ma allora la parola comunista è buona? No per carità quei 4 scalmanati ideologhi di Rifondazione però comunista e se la chiamassimo Rifondazione Comune. Ah! sentite come suona bene, lo strumento come le auto da corsa nelle gare, è parte integrante del successo!

Cari figlioli Rifondiamo le vittime comuni (eh si!) dell’odio e dell’intransigenza.